FONDO ASILO, MIGRAZIONE E INTEGRAZIONE (FAMI) 2014-2020

Obiettivo specifico: 2.Integrazione / Migrazione legale - Obiettivo Nazionale:
ON3 - Capacity building - lett. m) Scambio di buone Pratiche - Inclusione sociale ed economica SM

 

In Messico, ogni regione ha proprie tradizioni, usi e costumi. Ma se c’è una tradizione che si ritrova in ogni territorio è senza dubbio quella della celebrazione del Giorno dei Morti. Si tratta di una  tradizione radicata fin dai tempi pre-ispanici, anche se oggi incorpora elementi di cattolicesimo e   modernità.

In Messico, il giorno dei morti si celebra il primo  novembre (Ognissanti) quando arrivano le anime dei bambini  ed il due novembre quando arrivano gli adulti (è il giorno dei Morti).

La morte è, in tutte le culture e nel corso della storia, un evento che invita alla riflessione, alla ritualità, alle cerimonie, alla ricerca di risposte. Le  culture preispaniche condividevano la convinzione che esiste un’anima, un’entità immortale che dà coscienza all’essere umano e che dopo il fine vita  continua la sua strada nel mondo dei morti, dove ha ancora bisogno di oggetti,  utensili, strumenti e cibo..

Quanto alle  origini della celebrazione del Giorno dei Morti in Messico, si possono far risalire ai tempi delle popolazioni indigene del Mesoamerica, come gli Aztechi, i Maya, i Purapechas, i Nahuas e i Totonacas. I rituali che celebrano la vita degli antenati sono stati rispettati da queste civiltà per almeno gli ultimi 3.000 anni. Nell’era preispanica era pratica comune conservare i teschi come trofei e mostrarli durante i rituali che simboleggiavano morte e rinascita.

La festa che divenne il Giorno dei Morti, cadde nel nono mese del calendario solare azteco, verso l’inizio di agosto e fu celebrata per un mese intero. I festeggiamenti erano presieduti da Mictecacihuatl, detta la “Signora della Morte”. I festeggiamenti erano dedicati alla celebrazione dei bambini e alla vita dei parenti defunti.

Quando i conquistatori spagnoli arrivarono in America nel XV secolo, furono terrorizzati dalle pratiche pagane degli indiani e, nel tentativo di convertire i nativi americani al cattolicesimo, spostarono la festa all’inizio di novembre in coincidenza con le festività cattoliche di Ognissanti e del giorno dei morti.

Gli elementi più rappresentativi della festa dei morti in Messico sono gli altari con le loro offerte, una rappresentazione della nostra visione della morte, piena di allegorie e significati.

Nei luoghi dove la tradizione è più radicata, gli altari iniziano a prendere forma il 28 ottobre e raggiungono il loro massimo splendore il 2 novembre. E’ elemento comune che una candela venga accesa il primo giorno vicino ad un fiore bianco: il giorno seguente viene aggiunta un’altra candela e viene offerto un bicchiere d’acqua. Il 30 si accende una nuova candela, si mette un altro bicchiere d’acqua e si aggiunge un pane bianco; il giorno seguente si mette la frutta di stagione (mandarino, guava, arancia, mela, tejocote). Per i primi di novembre vengono messi il dolce, il cioccolato, la zucca in tacha e i fiori. Il giorno principale, il cibo preferito del defunto, tequila, mezcal e birra sono collocati sull’altare. L’elemento che non manca in nessuno di questi giorni è la candela accesa.

Tradizionalmente gli altari hanno più livelli a seconda delle abitudini familiari; possono essere due, tre o sette.  Gli altari a due livelli, i più comuni oggi, rappresentano la divisione del cielo e della terra; gli altari a tre livelli rappresentano il cielo, la terra e gli inferi. dizionale per eccellenza, è l’altare a sette livelli, che rappresenta i livelli che devono passare attraverso l’anima per raggiungere il luogo del riposo spirituale. Ogni livello è coperto di tovaglie,  foglie di banana, palme, tappeti. Ogni elemento posto sull’altare ha il suo significato e la sua importanza. La candela  e l’incenso rappresentano la purificazione dell’anima, ed è il loro aroma che è in grado di guidare il defunto alla sua offerta. Attraverso la presenza di tante candele,si simboleggia il fuoco, che viene offerto alle anime per accendere la via del ritorno a casa loro. È consuetudine che siano poste quattro candele, che rappresentano una croce e i punti cardinali, ma anche in alcune comunità, ogni candela rappresenta un defunto. Nelle offerte ai morti  non potrà mai mancare l’acqua, fonte di vita, perché è necessario placare la sete del visitatore dopo il suo lungo viaggio. Né si può dimenticare il sale, un elemento di purificazione che aiuta l’anima a non essere corrotta nel suo percorso di andata e ritorno.

In questa festa, è obbligatorio visitare le tombe dei defunti per pulirle e sistemarle con fiori e candele. Questa visita è l’ennesimo esempio della ricchezza e della diversità delle tradizioni, poiché in alcuni luoghi è consuetudine fare un’offerta sul sepolcro e passare la notte lì  con la famiglia riunita.

La celebrazione del Giorno dei Morti varia da regione a regione, da villaggio a villaggio, ma tutti hanno un principio comune: ci si riunisce per accogliere le anime, collocare altari e offerte, visitare il cimitero e sistemare le tombe, assistere alle funzioni religiose, salutare i visitatori e sedersi a tavola per condividere il cibo, che dopo che l’offerta è stata tolta, ha perso il suo aroma e sapore, poiché i defunti ne hanno tolto l’essenza.

Sul finire del XIX secolo José Guadalupe Posada ha creato una versione personale della Santa Muerte diventata di moda negli ultimi anni e conosciuta con il nome di Catrina. Nell’ultimo secolo è diventato di moda tatuarla.

“La Catrina Mexicana” è una delle icone più rappresentative della cultura messicana. L’origine di questo personaggio è data dal malcontento del popolo messicano nei confronti delle classi più privilegiate. Ecco la sua storia. Dicevamo che il  giorno dei morti è una delle feste più antiche del Messico. L’1 e il 2 novembre si festeggia con gli altari, ma la gente va anche al cimitero a visitare i morti. E Molte donne oggi si travestono da Catrinas.

Questa figura femminile ha più di 100 anni di storia. Questo personaggio, ai suoi inizi, è emerso come una presa in giro delle popolazioni indigene che si erano arricchite e disprezzavano le loro origini e i loro costumi.

La storia de “La Catrina” inizia durante i governi di Benito Juárez, Sebastián Lerdo de Tejada e Porfirio Díaz.”La Catrina”, creata dal fumettista messicano José Guadalupe Posada, si chiamava originariamente “La Calavera Garbancera. Questa parola deriva dai venditori di ceci, che, essendo poveri, volevano sembrare ricchi e nascondere le loro radici indigene. Questo gruppo di mercanti fingeva di avere lo stile di vita degli europei.

Questa critica sociale è stata magistralmente catturata da questo disegnatore e gli ha dato fama mondiale. L’influenza del lavoro di Posada raggiunse in seguito Diego Rivera.”Catrín” significa uomo benestante, con molti soldi e bei vestiti.Questo importante muralista adotò il personaggio “La Catrina” nel 1947 nella sua opera “Sueño de una tarde dominical en la Alameda Central”. Qui l’artista José Guadalupe Posada appare sul lato destro. A sinistra c’è una versione infantile di Diego Rivera. Dietro, la celebre pittrice messicana Frida Kahlo non poteva mancare.

Alcune immagini della Ofrenda allestita presso il Centro Studi Americanisti Onlus